Il circolo del poker (Intestazione)



Gli assi sono più lunghi della vita e più grandi delle montagne. Mike Caro

lunedì 24 maggio 2010

C'era una volta il poker all'italiana...


Probabilmente, oggi Abatantuono, Haber e Delle Piane giocherebbero al "Texas Hold'em". Attorno al tavolo del "Regalo di Natale" parlerebbero di "flop", "turn", "river", "fold"; forse nessuno pronuncerebbe la magica parola "servito".
Che fine ha fatto il poker all’italiana? C’è ancora qualcuno in giro che ne ricorda perfettamente le regole? Qualche anno fa, in Italia, si conosceva solo questo modo per fare una partitella a poker fra amici. Certo, magari c’era sempre qualcuno che proponeva una nuovissima e originalissima versione personale della telesina, generalmente per far lievitare la ricchezza dei piatti, ma la versione portante del gioco era soltanto una: 5 carte a testa, la possibilità di cambiarne 4 dal mazzo, la “coppia vestita” per aprire, e così via. Le regole erano ferree e nessuno poteva fare il furbo dopo aver perso una mano. Conosco persone, ormai da tempo convertite alla nuova fede americana, che ancora non accettano l’idea che il full possa battere il colore. Vai a spiegare che adesso si gioca con tutto il mazzo!
Precisiamo: questo non vuole essere il panegirico della variante nostrana del poker, e nemmeno una rievocazione nostalgica dei tempi andati. Io preferisco il Texas Hold’em sotto tutti i punti di vista.
In realtà, non mi spiego completamente il grandissimo successo che il poker americano sta ottenendo nel nostro Paese (e nel mondo). Può essere che io stia esagerando, magari in Italia si gioca ancora all’italiana. Allora scrivo di ciò che vedo. Vedo un paese di poche anime, sperduto nel profondo meridione, dove i ragazzi sfidano a bocce i vecchi e la scopa con la consumazione è ancora il passatempo più gettonato. Beh, in questo piccolo paese, quasi tutti i ragazzi sanno cos’è la “texana”, tredicenni che iniziano ad avere piena dimestichezza con la terminologia, con il “grande buio”, con l’essere o meno “di posizione”, che potrebbero non conoscere il significato di “one” in inglese, ma sanno di certo cosa vuol dire “raise”. Se fanno un pokerino, fanno la "texana". Chi propone la classica partita all'italiana viene immediatamente messo in minoranza. Insomma, il "Texas Hold'em" è di moda.
La texana si gioca negli Stati Uniti sin dall’Ottocento. I primi campionati del mondo sono del 1970.
Perché soltanto ora questo boom planetario del poker americano? Come si spiega la proliferazione dei tornei, delle piattaforme di gioco online, dei programmi, che sta avvenendo da una decina di anni a questa parte e non accenna a fermarsi? E la popolarità da star hollywoodiana dei vari Negreanu, Hansen, Ivey, Hellmutth, etc. etc. etc.?
E’ solo il famigerato potere della televisione? Sicuramente la TV ha contribuito in modo decisivo a dare visibilità al mondo del poker in generale, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo.
A questo punto, allora, bisogna fare un passo indietro.
Come ha fatto il poker a diventare “appetibile” per la televisione, com’ è riuscito ad assumerne le logiche di funzionamento?
Orenstein, Henry Orenstein è la risposta alla domanda. Senza di lui, forse oggi non sapremmo nemmeno che esiste un tipo di poker chiamato Texas Hold’em. L’uomo dei “Transfomers”, un sopravvissuto ai lager nazisti, un giocattolaio, un inventore. Grazie al suo brevetto USA n° 5.451.054, ora si possono mostrare allo spettatore a casa le carte nascoste dei giocatori. Orenstein è infatti l’inventore della “Hole Card Camera”, una telecamera posta al livello del tavolo da gioco, che appunto mostrando le carte coperte, permette di dare agli spettatori e ai commentatori un quadro generale della mano in corso.
Questa nuova possibilità rivoluziona il poker e lo fa diventare un prodotto perfetto per il piccolo schermo, dalla forte carica spettacolare ed emotiva, capace di generare sentimenti di identificazione fra l’audience e i professionisti. Lo spettatore vedrà le carte dei vari pokeristi e sarà proiettato immediatamente al tavolo verde. Pensate quale business enorme abbia innescato Orenstein con quel brevetto.
Dagli Usa al mondo, si sa, il passo è breve. Si sa quale ruolo svolgano i mass media nella diffusione della cultura popolare in una nazione, e in particolare i mass media statunitensi nell’esportazione oltreoceano dei modelli americani. Quindi penso che le varianti americane del poker, prima di diventare nettamente predominanti a livello internazionale, abbiano dovuto acquisire peso mediatico, quindi popolarità, quindi rilevanza economica all’interno degli States. E questo è avvenuto soprattutto grazie a Orenstein, ma anche per merito di competenti e appassionati divulgatori.

D’altra parte, non penso che questo sia tutto. In Italia, gli amanti del gioco cominciano ad accorgersi che nel Texas Hold’em la fortuna, nel lungo periodo, incide poco o niente sulle sorti di un giocatore. Se nel poker all’italiana la componente più importante è quella psicologica, nella variante texana emergono altri fattori, come il calcolo matematico-probabilistico e la strategia. E chi non si ferma alla superficie, ma si addentra nelle dinamiche profonde del gioco, lo può constatare senza ombra di dubbio. Ed è per questo che ci saranno sempre tanti giocatori d’azzardo nel poker all’italiana, e pochi professionisti nel Texas Hold’em. Piace l’idea che, se dotati di certe qualità intellettive, si possa essere padroni del gioco al di là dell’incostanza della fortuna. E chi è che si ritiene uno stupido?

E secondo me esistono altre ragioni più immediate che spiegano la popolarità della “texana”, inerenti alla natura stessa di questa variante. Nel "Texas Hold'em" c'è molta più azione al tavolo rispetto al poker all'italiana, ma anche rispetto ad altre modalità di gioco americane. Se all'italiana si gioca principalmente in 4, nella "texana" possono partecipare molti più giocatori; ed inoltre, si sviluppano molte più fasi di gioco. Insomma, le partite sono più "frenetiche" ed anche per questo più televisive.

E come non sottolineare il ruolo svolto dalle piattaforme per il gioco online nella crescita del movimento pokeristico italiano e internazionale? Ricordiamo che, attualmente, tantissimi giocatori si formano proprio all'interno delle poker rooms online, dove c'è la possibilità di giocare molte più mani rispetto ai "live". In questo modo si acquisisce molto più in fretta l'esperienza minima per affrontare con la giusta consapevolezza anche le partite dal vivo.

Comunque, a guardar bene, il poker all’italiana non è scomparso. Sopravvive, in forma leggermente diversa, nel “5 card draw”.


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